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Mi faccio capanna…al telefono

Mi faccio capanna…al telefono

Alcuni anni fa al telefono Umberto Folena, giornalista di AVVENIRE mi aveva chiesto come passo il Natale. Ho risposto: “Al telefono, per rispondere a tutti quelli che mi chiameranno. La mia casa fa da capanna, aperta a tutti. A Natale, anche se mi invitano non vado da nessuno, sto in casa per essere una voce amica che risponde a qualcuno che chiama; tengo aperta la porta del cuore per accogliere, ascoltare, è l’unica cosa che posso fare. La tengo aperta perché nessuno, bussando, senta il vuoto, il silenzio. Delusione che io ho sperimentato tante volte e dalla quale ho imparato.
Dove trovare una capanna che accolga quella voce come il vagito di Gesù a Betlemme? Forse il telefono è quella capanna.” Ecco alcune telefonate di quel Natale.

briciole di dicembre

GIORGIO DA MONZA

E’ cieco da 10 anni, mi ha detto che ci “vede” davvero da quando ha perso la vista. Non è la prima persona che mi dice di aver veramente “visto” da quando è diventato cieco. Anche Giosia della provincia di Belluno, (che ogni anno viene all’incontro di Loreto con il marito Giuseppe) mi ha detto la stessa cosa.
“Ti racconto un incontro speciale che se avessi avuto la vista non avrei fatto. Ho incontrato e abbracciato un “barbone” e nell’abbraccio ho sentito dentro di me una gioia e ho visto una luce che non ti so descrivere. Se l’avessi visto, l’avrei certamente evitato, invece l’ho scontrato e incontrato, anzi, appena ho saputo chi era l’ho abbracciato. Non ho mai provato una gioia uguale. Penso sia la gioia di chi incontra Gesù come i pastori a Betlemme. Per me è questo il Natale: INCONTRARE GESÙ’.

MARIO DAL TRENTINO

“Mia moglie Bianca, è mancata all’improvviso a novembre. Eravamo tornati dalla Messa e ci eravamo fermati al bar con gli amici, mentre parlavo ho sentito un tonfo, mi sono voltato, mia moglie era a terra senza vita. Ti ho telefonato per chiederti di starmi vicino con la preghiera, ne ho bisogno specialmente in questo periodo di feste. Mi è stato molto vicino un sacerdote anziano e malato che viene a celebrare Messa nella nostra Parrocchia. Pensa che le prime sere dopo la mancanza di mia moglie, è venuto a dormire a casa mia per farmi compagnia e mi ha detto che posso chiamarlo in qualunque momento perché, senz’altro, se la salute glielo permette, verrà”.
E’ questo il mio Natale.

MARIA DI GUBBIO

Da un mese le è mancato il marito. “E’ la sera di Natale e sto un po’ con te. Eravamo sposati da 40 anni, ci siamo amati tanto, tanto. Gli sono stata vicino fino alla fine sorridendo sempre per non fargli capire la gravità del suo male. Quando aveva gravi crisi respiratorie, si abbandonava tra le mie traccia in cerca di sicurezza e io l’accarezzavo, gli asciugavo il sudore e lo tranquillizzavo; mi sembrava di asciugare e di stringere fra le mani la testa di Gesù. Ho fatto tutto quello che potevo e questo mi dà serenità, anche se sento che si è spezzato qualcosa nella mia vita.
E’ Natale, ho voluto ricordarlo con te perché ti sento amica. Coi miei figli cerco di essere serena per non accrescere il loro dolore per la mancanza del papà che tanto amavano, soffrirebbero il doppio nel vedermi silenziosa e depressa. Spero di rivederti a Lourdes”.

ISABELLA DA MONOPOLI

briciola di dicembre

Isabella

La sorpresa più bella e inaspettata di oggi è stata la chiamata di Isabella, la chiamano Isa, è cieca, non ha le braccia. L’ho conosciuta a Monopoli nel 1998 in un incontro organizzato dall’Unitalsi. Dopo la guerra una mina antiuomo le scoppiò tra le mani, le spezzò le braccia e la rese cieca. Mi venne incontro e mi abbracciò coi suoi “moncherini”; sprizzava gioia da tutti i pori, quanti baci e abbracci. Al telefono mi gridò: “Sono Isabella di Monopoli”. Non credevo alle mie orecchie, era proprio lei, sempre gioiosa e pimpante. “Mi ricordo quando ti ho vista (lei parla come se ci vedesse). Che gioia Carla, risentire la tua voce è stato bellissimo, ho voluto chiamarti per dirtelo. A mia nipote ho chiesto di farmi il tuo numero di telefono, ed eccomi qui. Le ho chiesto: “Cosa fai di bello, come passi le giornate?”.- “Prego e canto così volano i giorni e sono belli. Anche oggi, Natale, l’ho passato così in santa letizia”. Come fai ad essere così gioiosa, qual è il tuo segreto?
“Il segreto me lo dà Lui, bisogna accontentarsi di tutto, abbandonarsi nelle mani di Dio e allora tutto va bene, niente mi manca, se me Lo sento vicino”. Quanto ho da imparare!!!

CARLA DA…

Suo marito è scomparso nel nulla. Mi ha detto: E’ il settimo Natale che passo senza mio marito che se ne è andato da casa senza dare più sue notizie sette anni fa. L’hanno segnalato anche in “Chi l’ha visto”. Abbiamo avuto notizie di un suo avvistamento in un treno in sosta ad Alessandria, sporco, lacero… ci siamo precipitati a cercarlo, ma niente, nulla. Il ferroviere che l’ha incontrato e che gli ha parlato ha detto che da lui ha avuto una lezione di vita, di dignità. Lui è buono, credente, onesto, amava i suoi figli, la sua famiglia, il lavoro, era impegnato in Parrocchia. Chissà cosa gli è capitato. Prego tanto, lo affido a Dio, ma mi manca e, il pensiero che lui soffra, mi fa soffrire di più”. Ho voluto ricordarlo con te oggi Natale, chissà dov’è oggi… e voglio ricordare anche tutte le famiglie divise.
Abbiamo pregato insieme per lui e le famiglie che soffrono a causa di separazioni.

Vogliamo provare ad essere “capanna” in questo modo? Non è difficile se si vuol bene davvero.
Ricordo che a Natale, il medico che ho avuto per 40 anni e che ancora mi segue per telefono Dr. Romagnoli, la mattina di Natale veniva con le sue figlie, mi portava il pranzo di Natale che sua moglie aveva preparato con cura per me, ben impachettato e infiocchettato. Che festa, anche se ero a letto!
Basta un niente, una voce, una risposta, una presenza, per cambiare la sofferenza in gioia, la tristezza in speranza, la solitudine in compagnia. Basta volerlo e,  così ognuno diventa “capanna”.

Per questo auguro BUON NATALE e BUON ANNO 2011 a tutti e a ciascuno – Carla Zichetti
Ringrazio tutte le persone che hanno inviato le loro riflessioni dopo aver letto le briciole di ottobre-novembre. Mi incoraggiano a continuare e testimoniano che il seme gettato da Dio, servendosi di una sua creatura, è raccolto e dà buon frutto.  Per ora l’ho archiviato, tutto conservo, poi, chissà… cosa nascerà… Grazie  Carla.

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